La paura del buio la notte, la paura di rimanere da solo dopo che hai dato la buonanotte a tutti, la paura di rimanere da solo con me stesso nell’oscurità.

"Faceva fatica a prendere sonno e non aveva voglia di alzarsi al mattino. Imparò quanto sono lunghe le notti quando c’è qualcosa che non va, quando non si sta bene."
- Fabio Volo, La strada verso casa. (via cuoretremante)

(via soffroeppuremivienedaridere)

"Così finì per capire che si trovava in una situazione nota a molti umani, ma non per questo meno dolorosa; ciò che, solo, li fa sentire vivi, è qualcosa che però, lentamente, è destinato ad ammazzarli."
- Jasper Gwyn-Alessandro Baricco
"Sapevo che saresti stata troppo orgogliosa per tornare, così ho deciso di venire a prenderti."
- Gabriel Garcia Marquez (via sognoedisincanto)

pesantecomeunalibellula:

 E’ come quando da piccola ti mettevi a fissare il sole e la mamma ti diceva di smettere, continuavi e lei “Ma lo sai che fa male?”. Allora abbassavi lo sguardo e c’era ancora luce accecante sull’asfalto, sulle targhe delle macchine che provavi a leggere. Non vedevi più niente, solo sole. 

E succede così.

Ti metti a fissare i ricordi, “ma lo sai che fa male?”, ti riempi gli occhi di passato e non vedi più niente. 

(via pesantecomeunalibellula)

Il panico e il senso di vuoto che ti prende quando sai che non puoi essere utile alla persona alla quale tieni di più perché lei è forte abbastanza da fare da sola. La rabbia che ti assale perché sai che ti ha lasciato da solo, abbandonato a te stesso, con lei infatti avevi stretto un patto “sostenersi e salvarsi insieme”. Era questo e lei lo aveva infranto facendoti vedere quanto un realtà tu sia solo perché a combattere la tua battaglia ci sei solo tu. Nonostante tutto questo però una parte di te è felice per lei, perché non importa se da sola ma almeno lei ce l’ha fatta e in fondo, la cosa a cui più tenevi era che lei si salvasse.

"Il punto è che quando hai quindici, sedici, diciassette anni, puoi fare tutto. Puoi permetterti di sbagliare. Il fatto è che è bellissimo e non ce ne rendiamo conto. È l’età del saltare scuola e falsificare la giustifica. I maglioni troppo larghi, i thè sotto le coperte la domenica pomeriggio con gli amici. I concerti. Le cicatrici sulle braccia. Le scritte nei bagni di scuola. È l’età degli errori, l’età che non torna, l’età di qualsiasi cosa fai puoi ancora rimediare. È l’età dei pianti per cose che non sono niente e sembrano tutto, l’età dei primi amori, i primi baci, il dolore di quando finisce, i “per sempre” che non lo saranno mai. Il fatto è che è stupendo e non ce ne rendiamo conto, ci mettiamo in gabbia per paura della vita, senza renderci conto che la vita vera è proprio ora, quella che non tornerà indietro, quella che a trent’anni vorremo poter rivivere. Il fatto è che siamo una generazione dannata, bruciata, andata, spirata. La generazione di facebook, di twitter e tumblr. Degli stamp delle conversazioni, dei messaggi troppo lunghi, dei troppi compiti, dei dilatatori e dei tatuaggi fatti senza pensare. Dei “voglio vivere a Londra”, “voglio vivere a New York”. Delle poesie sui banchi di scuola. I film visti mille volte. Le amicizie a distanza. Le stazioni. I treni. Le insicurezze. Smettere di mangiare e ricominciare due giorni dopo. Ed è bellissimo, solo che non ce ne rendiamo conto. Solo che io non me ne rendo conto. È ora di cominciare a respirare, gridare e vivere. Vivere fino a consumarsi la pelle e le ossa. Vivere fino a consumarci l’anima"
- (via cuoricomemaremoti

(via cuoricomemaremoti)

"I paranoici attribuiscono un’importanza enorme ai particolari più insignificanti del comportamento altrui, quelli che generalmente sfuggono alle persone normali."
- Sigmund Freud, psicopatologia della vita quotidiana. (via pesantecomeunalibellula)

(via pesantecomeunalibellula)